Agosto 9, 2026
Pubblicità
sechi-angelucci-2268270_600_q50

Mario Sechi non è più il direttore di Libero. Il giornalista è stato sollevato dall’incarico dalla proprietà della famiglia Angelucci, innescando un durissimo scontro mediatico e legale. Tra accuse di censure, cali di vendite, il caso della scorta e lo sfondo dei mancati investimenti della FederTennis di Angelo Binaghi, l’addio del direttore si è trasformato in un vero e proprio terremoto nel mondo dell’editoria italiana.

Al suo posto è pronto a fare il suo ritorno alla guida del quotidiano Alessandro Sallusti.


L’editoriale di addio di Mario Sechi: “Libero si è preso troppo”

Nel suo ultimo editoriale di saluto, intitolato significativamente «Due parole sul mio addio a Libero», Mario Sechi ha lanciato messaggi molto chiari ma criptici sulla libertà di stampa. Citando George Orwell, l’ex direttore ha sottolineato che il giornalismo consiste nel “dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”, una regola che secondo Sechi vale prima di tutto per gli editori.

Il giornalista ha lamentato pressioni continue negli ultimi sei mesi, sfociate anche nel diniego delle sostituzioni estive per il personale. Nel congedarsi dai lettori e dai colleghi dopo tre anni di lavoro, Sechi ha chiosato con una frase al veleno: «Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo».


La replica degli Angelucci: “Una sceneggiata sulla scorta”

La risposta della proprietà non si è fatta attendere. Fonti vicine all’editore Angelucci hanno liquidato le polemiche sollevate da Sechi come “una sceneggiata”. Il riferimento è alla recente prima pagina sulle minacce di morte ricevute dal direttore e al suo conseguente inserimento sotto scorta, mossa letta dall’azienda come un “estremo tentativo” di barricarsi alla guida del giornale.

Secondo la linea aziendale:

  • Il direttore è stato sollevato dall’incarico per ragioni editoriali e commerciali.
  • Pesano i dati sul calo delle copie vendute di Libero.
  • Sechi era già stato informato del provvedimento da diverse settimane.

Dal canto suo, l’ex direttore è pronto a dare battaglia in tribunale per dimostrare l’illegittimità del licenziamento, sostenendo che la crisi delle vendite sia un problema generalizzato dell’intera editoria italiana.


Il caso Binaghi e la linea politica: i veri motivi della rottura

Dietro il licenziamento di Mario Sechi si nascondono anche profonde frizioni di natura economica e politica:

1. Il mancato investimento della FederTennis

Il vero punto di rottura sarebbe legato ad Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis e del Padel. Gli Angelucci puntavano a un importante “tesoretto” pubblicitario o d’investimento da parte di Binaghi. Tuttavia, a causa di un presunto “atteggiamento ostile” di Sechi, il n. 1 del tennis ha preferito dirottare i propri investimenti diventando azionista di minoranza de La Stampa.

2. Lo sbilanciamento politico su Giorgia Meloni

Sotto il profilo della linea politica, secondo i retroscena giornalistici, la gestione di Sechi avrebbe impresso a Libero una linea editoriale troppo sbilanciata a favore di Giorgia Meloni, penalizzando e scontentando l’alleato di governo della Lega.

L’allontanamento coatto di Sechi ha provocato imbarazzo anche nel centrodestra, tanto che testate della stessa area editoriale come Il Tempo e Il Giornale hanno inizialmente silenziato la notizia per ordine della proprietà, nonostante le note ufficiali di solidarietà giunte a Sechi persino dal Quirinale.

Leggi anche: https://www.ilpuntonazionale.it/clamoroso-mario-sechi-licenziato-da-angelucci-alessandro-sallusti-nuovo-direttore/