Agosto 9, 2026
Pubblicità
WhatsApp Image 2026-06-06 at 10.34.05

Debito europeo, Patto di Stabilità, Green Deal e sicurezza economica. Sono questi i quattro fronti sui quali il Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank collegato a Futuro Nazionale, chiede una svolta profonda nelle politiche italiane ed europee. Dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano, il presidente Luca Sforzini ha presentato una visione che punta a riportare al centro l’interesse nazionale, denunciando quelli che definisce i vincoli che stanno limitando la capacità competitiva e produttiva dell’Italia.

Il messaggio è netto: l’Italia non può continuare a costruire il proprio futuro industriale all’interno di un sistema che, secondo il Centro Studi, combina nuovo debito comune, rigidità di bilancio e una transizione ecologica considerata eccessivamente ideologica.

Luca Sforzini

Sul tema del debito europeo, la posizione è di forte cautela. Il Centro Studi sostiene che qualsiasi ulteriore forma di indebitamento comune debba essere subordinata a un controllo politico effettivo da parte degli Stati membri, alla massima trasparenza sull’utilizzo delle risorse e alla dimostrazione di benefici concreti per l’economia nazionale. L’obiettivo dichiarato è evitare che i contribuenti italiani siano chiamati a sostenere costi decisi a livello sovranazionale senza adeguate garanzie di ritorno.

Altro punto centrale è il Patto di Stabilità. Pur riconoscendo la necessità di mantenere conti pubblici solidi, il think tank ritiene che le attuali regole rischino di comprimere gli investimenti necessari per affrontare le grandi sfide del presente. Energia, infrastrutture, difesa, innovazione e sostegno alla natalità vengono indicati come settori strategici che dovrebbero beneficiare di una sorta di “regola aurea”, distinguendo gli investimenti produttivi dalla spesa corrente.

Ma è soprattutto sul terreno energetico che il Centro Studi concentra la propria critica all’attuale impostazione europea. Secondo Sforzini, il costo dell’energia rappresenta oggi uno dei principali fattori che condizionano la competitività dell’industria italiana. Il Green Deal viene descritto come un sistema che ha aumentato vincoli burocratici e costi indiretti per imprese e famiglie, mentre altre aree del mondo continuano a beneficiare di prezzi energetici più contenuti.

Da qui la proposta di una strategia nazionale fondata su cinque direttrici: diversificazione e ampliamento delle fonti di approvvigionamento del gas, sviluppo del nucleare di nuova generazione, valorizzazione dell’idroelettrico e delle biomasse sostenibili, sfruttamento delle risorse energetiche nazionali e revisione dei meccanismi europei che incidono sul costo della transizione ecologica.

«La questione energetica non è tecnica, ma politica», afferma Sforzini. «Chi controlla l’energia controlla la produzione, il lavoro, i prezzi e la sicurezza nazionale». Da qui l’invito a recuperare una visione industriale che, secondo il presidente del Centro Studi, dovrebbe consentire all’Italia di agire con maggiore autonomia all’interno del contesto europeo.

Accanto all’energia emerge anche il tema della sicurezza economica. In un quadro internazionale segnato da tensioni geopolitiche, guerre commerciali e competizione tecnologica, il think tank sostiene la necessità di proteggere le imprese strategiche italiane, rafforzare le filiere produttive essenziali e ridurre le dipendenze dall’estero nei comparti più sensibili, dalle telecomunicazioni alle materie prime critiche.

Anche la difesa nazionale viene inserita in questa prospettiva. Per il Centro Studi, l’Italia deve restare pienamente collocata nell’alleanza occidentale e atlantica, ma al tempo stesso perseguire con maggiore determinazione i propri interessi industriali, tecnologici e strategici.

Il filo conduttore delle proposte avanzate da Rinascimento Nazionale è la ricerca di un nuovo equilibrio tra crescita economica, autonomia decisionale e interesse nazionale. Una linea che Sforzini sintetizza in una formula destinata ad alimentare il dibattito politico: «Meno ideologia europea, più realismo nazionale. Meno burocrazia verde, più energia. Meno debito improduttivo, più investimenti strategici».

Un appello che arriva in una fase in cui il confronto sul futuro economico dell’Europa, sulla transizione energetica e sul ruolo degli Stati nazionali è destinato a diventare sempre più centrale nel dibattito pubblico.