Agosto 9, 2026
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di Marco Sarra

L’attuale maggioranza di Governo che ha espresso come Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha deciso di costruire un CPR a Castel Volturno fra le proteste della popolazione autoctona. L’origine e la firma degli atti avvenne in gran segreto con la precedente amministrazione capeggiata dall’ex Sindaco Luigi Petrella (FdI) e dall’attuale Sindaco di Forza Italia Pasquale Marrandino all’epoca vice Sindaco sotto la gestione FdI.
Questo sta alimentando una forte protesta alimentata e gestita dall’attuale opposizione rossa PD e liste civiche di sinistra collegate; tutti sappiamo che il campo largo anche a livello Comunale altro non sa fare che dichiarare sbagliato ed illegittimo ciò che fa l’opposizione, è proprio vero che “il potere logora chi non ce l’ha”. L’attuale ossimoro a Castel Volturno è che FdI e Forza Italia sono andati divisi nella corsa amministrativa Comunale e spesso si danno torto a vicenda quando al Governo del Paese sono in coalizione, anche questo è stato l’ennesima brutta pagina gestita da quel Zannini che oggi la magistratura ha relegato in domicilio coatto in Abruzzo per ben quattro capi di imputazione. Invero, dopo una lotta iniziale, FdI non si è più fatto sentire a livello istituzionale e continua in un silenzio clandestino di antitesi con l’attuale Sindaco.
In questo clima odierno la Giunta non può fare dichiarazioni né a favore, né contro.

Ma i CPR non sono necessariamente una sciagura, anzi 43 milioni di investimenti per un Comune come quello di Castel Volturno che ne ha ben 29 di disavanzo potrebbe rappresentare anche un’opportunità; vero è che attualmente in questo Comune, come anche in quello vicino, l’indice di sicurezza è totalmente azzerato e il rafforzamento del reparto sicurezza ( P.S. e C.C.) inevitabile con il CPR potrebbe cambiare un territorio lasciato in pieno abbandono.

Ripercorriamo il percorso di trasformazione dell’attuale CPR; Introdotto nel 1995 con il Decreto legge Dini e poi ufficialmente istituito nel 1998 dalla Legge Turco-Napolitano come CPT (Centri di Permanenza Temporanea), nel 2002 con l’approvazione della Legge Bossi–Fini, vennero rinominati CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) e nel 2017 con la Legge Minniti–Orlando si è arrivati alla definizione attuale che prevede la permanenza fino a 18 mesi.

Se il Governo attuale come premesso dovesse rafforzare Sanità, Sicurezza e welfare, considerando che la costruzione e l’impegno economico creerebbero un indotto lavoro che qui manca ma anche un potenziale aumento commerciale per le attività del territorio, se si considerano i vari aspetti non è poi così negativo il CPR a Castel Volturno.

Fondamentalmente i CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) sono strutture di permanenza amministrativa, destinate alle persone che hanno commesso un illecito amministrativo e non certamente destinatari di reati penali. Nei CPR, infatti, vengono destinati i cittadini stranieri sprovvisti di documenti di soggiorno validi, in attesa che venga eseguito un provvedimento di espulsione.
Considerando quindi i pro e i contro, questa costruzione non sarebbe così deleteria; in fondo esistono già altri CPR, in particolare esistono attualmente 10 CPR, per un totale di 1.300 posti, situati a: Milano, Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Ponte Galeria (Roma), Palazzo San Gervasio (Potenza), Macomer (Nuoro), Brindisi, Bari, Trapani, Caltanissetta e Torino.

Detto questo perché dovrebbe essere una condanna se anche Castel Volturno dovesse avere 120 posti nel suo CPR? Non possiamo sempre essere contro tutto e tutti a prescindere in ogni occasione, è necessario che anche Castel Volturno faccia la sua parte.