Agosto 9, 2026
Pubblicità
cq5dam.thumbnail.cropped.750.422

di Raffaele Bruno – Segretario Nazionale del Movimento Idea Sociale

Il Governo si sta dimostrando inadeguato, sia da un punto di vista politico che economico.
Sul conflitto in Iran l’Esecutivo ha assunto un atteggiamento gravemente subalterno a Trump ed ambiguo nei confronti di una guerra illegale e pericolosa.
L’Italia non può permettersi esitazioni: serve unaposizione netta della Premier, nel rispetto del diritto internazionale e della nostra Costituzione. Oltre a essere impopolare, questa guerra è antipopolare.
Lo stesso Trump ammette ormai esplicitamente che il suo obiettivo non è la democrazia ma avere leadership a lui compiacenti, mentre è riuscito ad ottenere una tregua di dieci giorni già violata dagli israeliani che bombardano il Libano. Il segretario generale Nato – quel Mark Rutte che ci invitava a sacrificare il welfare per il warfare, mentre scriveva a «paparino» che «gli europei pagheranno caro» – va dicendo persino in televisione che ora l’Alleanza atlantica è «una piattaforma per proiettare l’influenza globale degli Usa». Ma noi europei pagheremo gli effetti della destabilizzazione innescata in Medio Oriente.
Sarà l’Europa a pagare i costi più cari della guerra. E gli errori della sua classe dirigente.
L’opinione pubblica, a cominciare da quella americana, questa guerra non la vuole affatto. I sondaggi si susseguono ma l’esito resta lo stesso: già giorni fa la Cnn riferiva che 6 americani su 10 disapprovavano l’attacco all’Iran; nelle scorse ore Npr ha aggiunto l’ulteriore conferma, solo il 36 per cento approva il modo in cui Trump sta gestendo il dossier iraniano; oltre la metà è convinta che Teheran non rappresenti una minaccia, o non di rilievo, per gli Usa. Per sette italiani su dieci, quella lanciata in Iran da Trump e Netanyahu non è una guerra giusta (dati diffusi da Mannheimer). Quasi nove italiani su dieci temono, anche molto, il conflitto (in stragrande maggioranza, pure gli elettori di centrodestra), sette su dieci pensano possa coinvolgerci direttamente e solo il 15 per cento si fida di Trump (fonte Istituto Piepoli).
Così abili a etichettare moti in giro per il mondo come «proteste della Generazione Z» e a trasformarli in trend mainstream, i media nostrani stanno invece tralasciando le proteste dei giovanissimi in Germania. Eppure in tutto il paese i liceali tedeschi si organizzano e protestano da mesi perché sanno che il piano di Friedrich Merz per «assumere la guida della difesa del continente» passa dalle loro vite e per le loro vite sceglie.
In modo simile anche in Francia –la leva obbligatoria: si comincia col fare una ricognizione e col raccogliere le disponibilità, ma ci si riserva di obbligare qualora non bastino. Mentre il presidente Usa provoca un’ennesima ondata di crisi economica e approfitta delle nostre nuove dipendenze (che von der Leyen orwellianamente chiama «il momento di indipendenza dell’Europa»), vanificando i già deboli tentativi dell’Ue di risollevare il proprio comparto industriale e imponendoci l’ennesima ondata di caro vita, intanto Trump continua a dire che l’Ucraina è un problema degli europei, «lontana un oceano per lui». La classe dirigente europea fa esercizi di retorica ed equilibrismo per far digerire alla sua scettica opinione pubblica come semplice «difesa» la sua condiscendenza all’operazione trumpiana-israeliana. E in tutto questo, mentre pretende di trascinarci nelle dinamiche con lui e con Netanyahu, Trump ci lascia scoperti verso la Russia. Tratta al telefono col Cremlino per spartirsi influenze, a cominciare dalla situazione in Medio Oriente, con un convitato di pietra: l’Europa.

Per collaborare con noi, manda una mail a ilpuntonazionale@gmail.com